CASTROLIBERO COME ROMA IMPERIALE: MANCAVANO SOLO I GLADIATORI E IL BARBONCINO TOY

CASTROLIBERO COME ROMA IMPERIALE: MANCAVANO SOLO I GLADIATORI E IL BARBONCINO TOY

Castrolibero, maggio 2026.

Doveva essere un semplice comizio comunale.


È diventato un crossover tra l’Impero Romano, l’Odissea, Italo Calvino, la Champions League del ’98 e una riunione di condominio con le sedie di plastica. 

Orlandino Greco ha parlato come se dovesse difendere l’Occidente dalla città unica, mentre Nicoletta Perrotti veniva presentata come l’erede spirituale di Pandosia, pronta a sedersi “ai tavoli che contano” e forse pure a trattare la pace nel Medio Oriente.

Nel frattempo i castroliberesi ascoltavano Bruto, Ulisse, le sirene e il destino della comunità… cercando solo di capire se almeno u tombino intr'a curva sarebbe stato coperto, almeno per le elezioni, o meno... possibilmente prima del ritorno di Kublai Khan.

L’atmosfera del comizio di Orlandino Greco ieri sera a Castrolibero sembrava quella di un evento storico annunciato da settimane.
Tipo: “Questa sera… una notte che cambierà il destino dell’umanità.” 

Poi arrivavi in piazza e capivi che era una campagna elettorale comunale.

Ma ormai la macchina scenica era partita e nessuno aveva più il coraggio di fermarla.

Sembrava la finale del Guinness dei Primati.
Ma senza Guinness.
E soprattutto senza primati. 

Carmela Formoso, in veste di presentatrice ufficiale, con tono da Festival di Sanremo misto televendita motivazionale lo annuncia: “SIGNORI E SIGNORE… ORAAAAA… ORLANDINOOOOO GREEEECOOO!”

Mancava solo:

  • la nebbia artificiale,
  • i fuochi d’artificio,
  • due o tre ballerine superbone,
  • e la musichetta della Champions League remixata con la tarantella.

La gente in piazza, meravigliosa come sempre, aveva quello sguardo tipico di chi non capisce se sta assistendo:

  • a un comizio,
  • a una beatificazione,
  • o all’ingresso del main event WWE “CASTROLIBERO IN THE BANK”. 

Quando Orlandino ha preso il microfono, il tono era già quello delle grandi occasioni: voce grave, pausa lenta, sguardo epico verso l’orizzonte.

Pareva stesse per annunciare: “Abbiamo trovato la cura per tutte le buche della provincia di Cosenza.”

Invece no: “LA PRIMAVERA… LE IDI DI MARZO… BRUTO… CASSIO…”

E da lì in poi la piazza è entrata in una dimensione parallela. Mistica. Surreale. 

I castroliberesi ascoltavano incantati, con la stessa espressione di chi va a una cresima e improvvisamente si ritrova dentro una lezione di filosofia politica greco-romana.

Dietro di lui l’atmosfera era da finale di Coppa UEFA anni ‘90 
Mancavano solo:

  • le trombette,
  • gli ultras,
  • Guarascio sempre in mezzo alle palle, 
  • uno striscione: “ORLANDÌ, VA ARRÒBBA... E PORTACCI I SORDI”.

Ogni frase veniva lanciata come un cross in area: “CASTROLIBERO NON SI TOCCA!

Applausi.

LE CONGIURE DI PALAZZO!

Applausi.

LE SIRENE!

Applausi confusi, perché a un certo punto nessuno aveva più capito se parlasse di politica o dell’Odissea.

La cosa incredibile era il contrasto: lui raccontava Castrolibero come:

  • Atene,
  • Sparta,
  • Pandosia,
  • capitale morale della Calabria…

…mentre davanti al palco qualcuno probabilmente pensava: “Però ppè venì a vide a chìssu, m'è spaccatu nu cìrchiu intra na buca.

Ma il livello di epicità cresceva minuto dopo minuto.

Quando ad un certo punto ha detto: “Castrolibero non si tocca!

pareva davvero che da lì a poco sarebbero scesi dalle colline i cavalieri di Rohan.

E invece era solo una Panda del 2004 che passava con la marmitta bucata. 

Poi il pubblico.
Meraviglioso il pubblico.

C’era:

  • il fedelissimo che applaudiva pure quando Orlandino respirava,
  • quello che annuiva serio fingendo di aver letto Italo Calvino,
  • il pensionato che voleva solo sedersi e non trovava posto,
  • il giovane trascinato lì dai parenti come ostaggio politico ca jestimàva a più non posso,
  • e quello che ogni tanto urlava “BRAVO!” senza capire bene cosa cazzo stesse dicendo Orlandino.

Quando è arrivata la parte sulle sirene di Ulisse, metà piazza aveva perso completamente il filo. E pure Arianna... 

Uno probabilmente pensava: “Ma quindi il problema è Cosenza o Poseidone?

E poi il climax assoluto: IL BARBONCINO TOY

Entrato nel discorso senza alcuna preparazione narrativa.

Amministrare non è passeggiare col barboncino toy!

Silenzio cosmico.

Persino le sedie di plastica hanno avuto un momento di riflessione.

In quell’istante l’intero comizio ha superato la politica ed è diventato arte contemporanea.

Ma la vera magia era il tono generale: tutto veniva raccontato come se Castrolibero fosse al centro di uno scontro geopolitico mondiale.

Non una campagna comunale.
Una guerra di civiltà.

Sembrava che:

  • la NATO osservasse,
  • Bruxelles tremasse,
  • l’ONU fosse in collegamento,
  • Putin e Trump, che si stavano cagando sotto, col dito tremante sopra il pulsante rosso delle bombe nucleari puntate sull'anfiteatro Tieri, 
  • e Kublai Khan attendesse aggiornamenti sulla città unica.

Intanto fuori dalla piazza:

  • tre motorini,
  • un cane che abbaiava,
  • un ragazzo che chiedeva: “Ma dopo un cazzo di dj lo avete chiamato o è morto pure stasera il paese?
Intanto Nicoletta Perrotti durante il comizio non sembrava una candidata sindaco.
Sembrava la creatura mitologica evocata dopo vent’anni di urbanistica, congiure, piani regolatori e citazioni storiche. 

Orlandino la guardava con quell’aria da anziano cavaliere che finalmente ha trovato l’erede del regno: “Nicoletta…”
E ogni volta che pronunciava quel nome pareva partisse una colonna sonora di Hans Zimmer.

Ad un certo punto la piazza, che già non aveva capito un cazzo, non sapeva più se stesse assistendo a una presentazione elettorale o al passaggio del testimone tra Gandalf e Aragorn.

Nicoletta è stata descritta talmente tanto come figura strategica, visionaria, competente e capace di “sedersi ai tavoli che contano”, che sembrava dovesse andare a trattare il cessate il fuoco alle Nazioni Unite invece di occuparsi di Castrolibero. 

Secondo Orlandino, Nicoletta non amministra.
Nicoletta “disegna il destino”.
Che è una frase potentissima detta in un paese dove la gente ancora combatte con buche, servizi assenti e spopolamento congenito.

Lui parlava di lei come Michelangelo parlava del David: “Guardate… la visione… la competenza… l’urbanistica…
E dietro: sedie di plastica traballanti, freddo umido da anfiteatro e uno in fondo che s'era rotto già le palle e veniva immortalato mentre chiedeva ad un altro che s'era perso mentre cercava un cesso: “Scusate, ma almenu dopu si mangia?

La cosa più bella era il tono epico con cui veniva raccontata qualsiasi attività amministrativa.
Una pratica urbanistica diventava: “la costruzione del futuro.
Una riunione sui trasporti sembrava il Congresso di Vienna.
Un tavolo tecnico diventava il Consiglio di Elrond
Quando Orlandino ha detto che Nicoletta “ha le qualità per sedersi ai tavoli che contano”, per un attimo è sembrato che da lì a poco dovesse confrontarsi direttamente con:
Cesare,
Kublai Khan,
Ulisse,
e probabilmente pure col barboncino toy, ormai protagonista morale della serata.

E Nicoletta lì, serissima, mentre attorno il comizio ormai aveva perso ogni contatto con la realtà comunale ed era entrato ufficialmente nel fantasy amministrativo castrufrancàru.

Perché, cari signori, questo è il capolavoro involontario del grechismo politico: trasformare una normalissima campagna elettorale di provincia in: “Il Signore degli Anelli: La Compagnia di Castrufràncu.”

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