CASTROLIBERO E LA POLITICA MODALITÀ TESTIMONI (DI GEOVA), SUPPRESSÀTA E LIMONCELLO
CHI SONO DAVVERO I TRE (o quattro) “PARASSITI” DELLA POLITICA CASTROLIBERESE?
Scrivendo quotidianamente sulla tragicommedia elettorale di Castrolibero, in molti continuano a chiedermi:
“Ma come mai hai smesso di parlare di Orlandino Greco e ti stai concentrando su Ciccio Serra?”
La risposta è molto più semplice di quanto sembri.
Preciso innanzitutto che non ce l'ho con Ciccio Serra. E non c’entra nulla il fatto che Ciccio Serra sia o meno “un bravo ragazzo”. Perché lo è. Il problema è un altro. Ed è gigantesco.
Il problema è il contorno. Il codazzo. La compagnia di giro che Serra avrebbe preteso come condizione per il "grande salto" politico.
Parliamo di:
- Raffaella Ricchio;
- Angelo Gangi;
- Ilio Perri
- ... e non per ultimo Vincenzino Aiello.
Figure che, per tantissimi cittadini, rappresentano la forma più estrema della sopravvivenza politica in salsa castroliberese. Altro che rinnovamento. Qui siamo alla restaurazione con aria condizionata e santino incorporato.
E sia chiaro una volta per tutte:
non parlo più di Orlandino Greco perché, oggi, politicamente appare fuori partita. A meno di colpi di scena finali degni di una fiction Rai scritta male.
E non parlo nemmeno di Pasquale Villella perché, banalmente, non lo conosco, non ha mai amministrato e quindi sarebbe intellettualmente scorretto attribuirgli responsabilità amministrative che non ha.
Quindi non parlo di Serra come persona, parlo della sua scelta.
Parlo dei tanti "pecuràri" della politica locale a cui piace deviare il discorso, ponendolo su un piano prettamente personale, che non è.
Parlo di Serra, perché Serra amministrava. Perché Serra c’era. E soprattutto perché, sentendosi scavalcato dalla candidatura di Nicoletta Perrotti, avrebbe, proprio per questo, scelto la strada della rottura.
Quindi non per liberare il paese dalla dinastia dei Greco, non per una visione politica di ricostruzione sociale e strutturale del territorio. Serra avrebbe "tradito" perché Orlandino aveva scelto la Perrotti invece che lui. Punto.
Lo ha ammesso chiaramente e candidamente ai quattro venti... mica me lo sono inventato io.
Inoltre tutti, ma proprio tutti (da De Cicco ai suoi attuali compagni di squadra e non) hanno sempre asserito che Ciccio non ha visione amministrativa, ma è bravo solo a stare con la gente, ad essere uno di loro. Che non è neanche poco. Però questa affermazione se da un lato attesta che Ciccio Serra è un bravo ragazzo, dall'altro fa sorgere nei cittadini una domanda inquietante:
ALLORA, IN CASO DI VINCITA, CHI GUIDEREBBE CASTROLIBERO?
E qui arriva il punto politico fondamentale... piano piano vi ci faccio arrivare.
Diciamolo senza ipocrisie: se nel suo “tradimento” politico Serra avesse portato con sé, ad esempio, Nicoletta Perrotti o la Mannarino o qualcun altro dei pochissimi che in quella amministrazione hanno in qualche modo lavorato, la scelta avrebbe avuto una sua logica politica comprensibile. Sarebbe sembrata una frattura ideale, una divisione di visioni, una nuova proposta amministrativa.
Ma invece no.
Si porta dietro Ricchio, Gangi e Perri. Praticamente i reduci più eterni, inutili, più sedimentati e più discussi dell’era Greco. Tre figure che, diciamolo chiaramente, per molti cittadini incarnano tutto ciò da cui Castrolibero avrebbe dovuto prendere le distanze.
Perché il punto che molti cittadini iniziano a porsi è brutale nella sua semplicità:
in caso di vincita chi governerà davvero Castrolibero?
Perché c’è una convinzione sempre più diffusa: a guidare realmente il Comune non sarebbe Serra, ma un blocco politico costruito attorno a figure ben precise. In primis Emilia Aiello e suo papà Cenzino (e già così si ritorna alla politica che fu... invece di andare avanti, jàmu arrìeti), indicati da molti come i veri registi dell'operazione. Con Emilia destinataria, secondo voci sempre più insistenti, del ruolo di vicesindaca.
E poi ancora Ricchio, Gangi e Perri. Figure che difficilmente, sostengono in tanti, si sarebbero mosse per semplice spirito romantico o per amore improvviso di Castrolibero e della sua stabilità amministrativa. La politica locale non è una gita scout. Nessuno si espone gratis. Men che meno chi mastica potere da anni.
In poche parole, proprio a loro, sarebbero stati promessi ruoli chiave. Il che significa, papele papele, che la vecchia amministrazione esce dalla porta per poi entrare dalla finestra.
RAFFAELLA RICCHIO
ANGELO GANGI
Angelo Gangi è una di quelle figure che a Castrolibero esistono da talmente tanto tempo che ormai fanno parte dell’arredo urbano. Se togli lui dal Consiglio comunale, probabilmente scatta il vincolo della Sovrintendenza.
Avvocato, consulente, esperto in materia commerciale e amministrativa, uomo da curricula lunghi quanto una finanziaria dello Stato, Gangi attraversa la politica locale dal 1995 con la continuità emotiva di un termosifone acceso a novembre.
Nel corso degli anni ha collezionato incarichi regionali, consulenze, commissioni, assessorati e partecipazioni amministrative con la dedizione di chi ha capito una cosa fondamentale della vita: meglio una poltrona pubblica oggi che un trauma domani.Moderatore di ruolo, ma con quell’eterna aura sospesa tra uomo delle istituzioni e scaricatore di porto in pausa sigaretta, Gangi rappresenta il perfetto equilibrio calabrese tra formalità istituzionale e “mo t’u ricu io”. Una figura capace di passare da una citazione giuridica a una discussione da bar sport nel tempo tecnico di un caffè corretto.
A Castrolibero praticamente ha fatto tutto... e niente: consigliere comunale eletto nel 1995, poi nel 1999, nel 2008 e nel 2013; assessore alla Pubblica Istruzione, all’Igiene pubblica, alla Cultura, alla Vigilanza, alla Protezione Civile, alle Attività produttive, fino alla vicesindacatura. Mancava solo assessore alle perturbazioni atmosferiche e il bingo amministrativo era completo. Il tutto senza produrre nulla.
Nel frattempo fondava Unioni dei Comuni, partecipava a commissioni regionali e orbitava stabilmente attorno a qualunque centro di potere disponibile, con la resistenza politica di una Nokia 3310: cadeva la linea tutto attorno, lui restava acceso.
Di fatto, Castrolibero se lo trascina sul groppone dal 1995, assicurandogli lavatura, stiratura, vitto, alloggio e attività ricreative in Consiglio comunale. Una presenza così longeva che ormai più che un amministratore sembra un elemento strutturale del Comune, tipo le scale, i corridoi o le determine in ritardo.
Eppure, nonostante decenni di politica attiva, resta avvolto da quel mistero tipicamente calabrese: tutti sanno chi è, tutti lo conoscono, tutti lo commentano… ma nessuno riesce mai a spiegare davvero cosa abbia lasciato di memorabile. Un po’ come certe serie Rai del pomeriggio: durano vent’anni, ma nessuno ricorda una puntata precisa.
ILIO PERRI
Ilio Perri è probabilmente l’unico politico (mi voglio sbilanciare... ma non mi menate) di Castrolibero che riesce a essere contemporaneamente consigliere comunale e leggenda urbana.
Pochi sanno davvero chi sia, pochissimi riuscirebbero a riconoscerlo al primo colpo e sul sito del Comune pare abbiano applicato nei suoi confronti il programma protezione testimoni: niente curriculum degno di nota, niente foto istituzionale, praticamente il vuoto cosmico amministrativo. Sta lì perché serve a riempire il buco. In aula consiliare tutte le sedie riportano nome e cognome. La sua, secondo la tradizione popolare, porta semplicemente la scritta: “occupato”.
Politicamente parlando, Perri si distingue soprattutto per una straordinaria capacità mimetica. Amministrativamente la sua presenza viene rilevata quasi esclusivamente dalla mano alzata durante le votazioni. Se restasse immobile per più di tre minuti, probabilmente partirebbe la manutenzione ordinaria dell’aula pensando sia arredamento comunale.
Poi però, ogni cinque anni, accade il miracolo elettorale. Dal nulla emerge improvvisamente un articoletto sui giornali locali con toni epici, parole altisonanti e visioni futuristiche degne di un "TED Talk" registrato nel multiverso. Ed eccolo lì, Ilio Perri, pronto a salvare giovani, politica, Europa, partecipazione, inclusione, territori, animali, digitale, consulte giovanili e forse pure il clima globale.Nell’articolo allegato in occasione delle scorse comunali, ad esempio, sembra praticamente il Kennedy di Contrada Andreotta. Si parla di giovani protagonisti, digitalizzazione dei servizi, Erasmus, confronto democratico, inclusione sociale, futuro condiviso, partecipazione attiva. Mancavano soltanto la colonizzazione di Marte e una pista d’atterraggio per droni emozionali.
Il problema è che, finita la stagione degli articoletti motivazionali, Perri torna nella sua forma originaria: presenza silenziosa e quasi impercettibile della politica castroliberese. Una specie di ninja amministrativo. Lo senti nominare a ridosso delle elezioni e poi più nulla, fino al successivo ciclo migratorio dei manifesti elettorali.
La sua più grande qualità resta la sopravvivenza politica. In un ambiente dove tutti urlano, litigano e cercano visibilità, lui ha scelto la strategia opposta: l’invisibilità tattica. E va detto che funziona. Perché a Castrolibero ormai Ilio Perri non è più un consigliere comunale. È un concetto astratto. Un’entità. Una presenza percepibile solo in particolari condizioni atmosferiche o durante le campagne elettorali.
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Ed è proprio questo il nodo politico enorme che Serra continua a non spiegare.
Perché se davvero voleva rappresentare una rottura col passato, allora perché portarsi dietro proprio i simboli più consumati di quel passato?
Perché il problema, oggi, non è soltanto chi tradisce. Il problema è: con chi hai scelto di tradire.
E soprattutto: per fare cosa.
Perché a Castrolibero i cittadini non stanno più discutendo se Ciccio Serra sia un bravo ragazzo.
La vera domanda ormai è un’altra:
“Chi governerà davvero, se dovessero vincere loro?”
E il fatto che continuino a evitare confronti pubblici, dibattiti veri e domande scomode… non aiuta per niente a dissipare i dubbi.
Anzi. Li moltiplica.
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