CICCIO SERRA SHOW: QUANDO IL SANTINO INCONTRA IL TELEPROMPTER - 1a parte

IL “BRAVO RAGAZZO”, I 100 GIORNI E LE SOLITE SUPERCAZZOLE ELETTORALI: A CASTROLIBERO CAMBIA IL MANIFESTO, NON IL COPIONE

C’è una cosa meravigliosa nella politica locale: la memoria corta. 
Una specie di miracolo collettivo. 


Gente che per tanti anni ha governato, votato, approvato, difeso, applaudito e beneficiato di un sistema… che improvvisamente si sveglia una mattina e scopre che quel sistema aveva dei problemi. Roba che se Cristoforo Colombo fosse stato consigliere comunale avrebbe scoperto l’America nel 2047.

Ed è esattamente qui che si inserisce l’intervista di Ciccio Serra a un media locale. Un’intervista che avrebbe dovuto rassicurare i cittadini e mostrare la forza di una leadership. Il risultato finale, però, è sembrato più una recita scolastica con copione letto male e sudorazione fredda da interrogazione di geografia. 

Serra, nell’intervista, ha rivendicato il lavoro svolto da assessore. Ha elencato opere, interventi, attività amministrative, lamentando però un dettaglio non proprio secondario: al suo assessorato, a suo dire, i soldi arrivavano col contagocce. Come voler accusare gli altri suoi ex colleghi (dei quali alcuni sono con lui) che, invece destinatari di fondi, non hanno fatto un cazzo lo stesso. 

E qui nasce il cortocircuito politico più divertente dell’intera faccenda.

Perché mentre rivendicava il suo operato, nello stesso momento spiegava ai cittadini che:

  • l’erba è rimasta alta;
  • le strade sono diventate un colabrodo;
  • il centro storico è stato lasciato in balia di sé stesso;
  • il decoro urbano arrancava;
  • i servizi arrancavano;
  • e praticamente metà delle lamentele cittadine dipendevano dalla scarsità di fondi.

Tradotto: “ho lavorato benissimo, peccato non si sia visto”. Una linea difensiva che definire acrobatica è poco. 🤹

Ma il pezzo migliore arriva quando Serra prova a spiegare cosa farà da sindaco qualora i cittadini decidessero di premiarlo alle urne.

Ed eccolo lì, il grande classico della politica italiana da dopolavoro ferroviario:

“Lavoreremo sui servizi, sulla riqualificazione dei quartieri, sulla viabilità e sul decoro urbano. Contestualmente staremo vicino alle famiglie, ai giovani, agli anziani e alle persone fragili”.

Che tradotto dal burocratese significa: “faremo cose utili per la gente”. Grazie. Illuminante. A questo punto mancava solo “punteremo sulla pace nel mondo” e il bingo era completo.

Poi però arriva la bomba programmatica. Tenetevi forte alle sedie di plastica delle sagre comunali:

IL TEATRO POLIFUNZIONALE AL CHIUSO™

Udite udite: Serra promette un teatro polifunzionale utilizzabile tutto l’anno da cittadini, scuole e associazioni.


E qui il cittadino medio di Castrolibero si divide in due categorie:

  1. chi si scompìscia dalle risate;
  2. chi chiede prima di tutto se almeno tappano le buche e tagliano l'erba.

Perché il problema non è il teatro in sé. Un teatro serve. Eccome se serve. Cultura, aggregazione, eventi. Bellissimo. Il problema è che queste promesse arrivano sempre in campagna elettorale, come le luminarie a Natale e i candidati che improvvisamente scoprono l’esistenza delle periferie.

E soprattutto: con quali soldi? Con quale progetto? Con quale area? Con quali tempi? Con quali finanziamenti?

Dettagli minuscoli, evidentemente. Roba da fissati della concretezza.

In quell'intervista è completamente mancata la parte più importante: i problemi veri. Quelli concreti. Quelli che fanno tremare i bilanci e svuotano le case.

Del possibile predissesto, che potrebbe sfociare oppure no in un dissesto vero e proprio, quasi nessun dettaglio serio. Nessuna spiegazione chiara sui numeri, sui debiti, sulle strategie reali per evitare che a pagare siano sempre i cittadini.

E ancora: nessuna parola approfondita sulla questione dei Bagni del Palazzotto, affidati a una società per circa 700 euro al mese, con un capitale sociale che, detta brutalmente, sembra pari al salvadanaio di un bambino di dieci anni. 

Poi c’è il tema enorme dello spopolamento. Magari parlare di come ripopolarlo. Con quali incentivi? Quali investimenti? Quali servizi? Quali politiche concrete?


E ancora più nebulosa la questione tasse: come diminuirle? Con quali coperture? Tagliando cosa? Razionalizzando spese? Attirando investimenti?

Insomma, più che un’intervista amministrativa sembrava un trailer. Mancavano i dettagli, mancavano i numeri, mancavano le risposte vere.

Evidentemente al copione mancava qualche pagina.

Ma il vero cuore dell’intervista è un altro: la rottura con Rinascita Civica e soprattutto con Orlandino Greco.

Serra dichiara:

“La candidatura di Perrotti non è nata da un percorso condiviso, ma da un’indicazione calata dall’alto da Orlandino Greco”.

Ecco il punto: Ciccio Serra voleva la poltrona di Nicoletta. Ora. Fermiamoci un secondo. 

“Indicazione calata dall’alto”?

Davvero? Adesso ce ne accorgiamo?

Perché a Castrolibero anche i sampietrini sapevano chi comandasse realmente negli ultimi anni. Orlandino Greco è stato il ras politico della città senza che nessuno dei cosiddetti “ribelli” odierni battesse ciglio. Anzi.

Guai a criticarlo. Guai a mettersi contro. Guai persino a sollevare dubbi.

Tutti disciplinati. Tutti allineati. Tutti fedelissimi finché conveniva esserlo.

E allora raccontare oggi la scoperta improvvisa delle “decisioni calate dall’alto” suona più o meno come un ladro che denuncia il traffico nel giorno della fuga.

Perché la verità politica è molto più semplice: Orlandino Greco ha potuto governare Castrolibero da dominus assoluto proprio grazie al sostegno convinto di quelli che oggi fingono stupore.

Lo hanno sostenuto. Difeso. Legittimato. Accompagnato. Votato.

Per tanti anni.

E adesso improvvisamente diventano i partigiani della democrazia partecipata. Commovente quasi. 

Poi Serra continua:

“Io sono sempre stato leale verso il gruppo, ma ascolto i cittadini da 13 anni: se non avessi raccolto queste istanze mi sarei sentito un traditore”.

E qui serve una piccola operazione verità.

Perché il concetto di “tradimento” viene ribaltato in modo piuttosto creativo.

Serra sostiene di aver cambiato posizione per ascoltare i cittadini. Ma allora la domanda inevitabile è: i cittadini prima non parlavano? Per tredici anni nessuno si lamentava? Nessuno contestava? Nessuno criticava il sistema politico che lui stesso contribuiva ad alimentare?

Oppure le istanze popolari diventano credibili soltanto quando coincidono con una rottura interna agli equilibri di potere?

Perché detta così sembra meno una ribellione morale e più una separazione consensuale finita male.

E infatti lo stesso Serra, nell’intervista, parla senza troppi problemi della candidatura di Orlandino Greco con la Lega e delle nuove convergenze politiche con figure che fino a ieri erano avversarie.

“In politica le divergenze possono diventare convergenze”.

Una frase talmente ovvia che praticamente mancava solo:

  • l’acqua bagna;
  • il sole scalda;
  • la campagna elettorale dura troppo.

Ma soprattutto: convergenze per cosa?

Per un progetto? Per una visione amministrativa? Per idee precise?

Oppure per conservare peso, ruoli, assessorati e centralità politica?

Perché il sospetto dei cittadini è tutto lì.

E diciamolo: queste interviste locali ormai funzionano quasi tutte allo stesso modo. Domande preconfezionate. Tono morbido. Finto contraddittorio. Qualche domanda “scomoda” che scomoda non è affatto. Il candidato inserisce due frasi a effetto, evita accuratamente di entrare nel merito delle contraddizioni e la partita è chiusa.

Sipario. Applausi. Titolo Facebook. Cuoricini.

Peccato che, stavolta, qualcosa non abbia funzionato fino in fondo.

Perché Serra appariva impacciato. Lo sguardo spesso fisso sulla scrivania dello studio, quasi a cercare appigli o forse direttamente il copione. Risposte poco naturali. Tensione evidente. E una sudorazione fredda che sembrava la finale di MasterChef, non un’intervista politica locale. 

Il problema vero, però, non è l’emozione. Quella è umana.

Il problema è che quando un politico parla, i cittadini ormai cercano autenticità. E appena percepiscono frasi costruite, slogan prefabbricati e improvvise conversioni morali… il sospetto cresce.

Perché a Castrolibero la domanda resta sempre la stessa:

chi sta davvero cambiando idea… e chi invece sta solo cambiando posizione della poltrona?

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