COSENZA: MURU E MURU CCÙRU SPITÀLE

OSPEDALE DI COSENZA: IN ITALIA NESSUNO SMANTELLA GLI HUB CITTADINI. LI AFFIANCA.

C’è una narrazione curiosa che gira da queste parti:
siccome nasce un nuovo polo ospedaliero-universitario, allora quello storico in città dovrebbe lentamente diventare un soprammobile sanitario. 


Peccato che nel resto d’Italia facciano l’opposto.

Le grandi aree urbane convivono tranquillamente con due, tre, quattro ospedali importanti, spesso con funzioni diverse ma complementari. Nessuno si sogna di dire: “Abbiamo costruito il nuovo, chiudiamo il vecchio”. Sarebbe come aprire un aeroporto e demolire le strade. Però qui certe idee vengono presentate come rivoluzioni futuristiche da geni del urban planning sanitario.

A Milano, ad esempio, convivono:

  • Policlinico di Milano nel pieno centro urbano;
  • IRCCS Ospedale San Raffaele, gigantesco polo universitario e di ricerca;
  • Humanitas Research Hospital nell’hinterland sud;
  • Ospedale Niguarda a nord della città.

Eppure Milano non ha detto: “Chiudiamo il Policlinico perché esiste Humanitas”. Anzi. Tutti convivono e servono funzioni diverse.

A Roma stessa storia:

  • Policlinico Umberto I;
  • Policlinico Universitario Agostino Gemelli;
  • Ospedale San Camillo-Forlanini;
  • Ospedale San Filippo Neri.

Una rete multipla. Diffusa. Urbana. Perché una metropoli seria non concentra tutto in un solo punto sperando che il traffico, le emergenze e la geografia collaborino spontaneamente.

E veniamo alla Calabria, che spesso si racconta come se dovesse reinventare la ruota mentre ancora combatte col monopattino.

A Catanzaro hanno convissuto:

  • Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio;
  • Azienda Ospedaliera Universitaria Mater Domini a Germaneto.

Hub cittadino e polo universitario. Insieme. Non uno al posto dell’altro.

A Reggio Calabria esiste il grande sistema degli Ospedali Riuniti Bianchi-Melacrino-Morelli, nato dall’integrazione di più strutture storiche cittadine.

Perfino realtà molto più piccole mantengono più presidi ospedalieri distribuiti sul territorio, perché la sanità non è solo “eccellenza”. È anche prossimità. È tempo di intervento. È accessibilità. È avere un pronto soccorso raggiungibile senza trasformare ogni emergenza in una tappa del Rally di Monte Carlo.

Per questo il punto non è essere contro un policlinico universitario a Rende.
Il punto è evitare che, dietro la parola “modernizzazione”, si nasconda il progressivo svuotamento dell’ospedale di Cosenza.

Perché un policlinico universitario può e deve nascere.
Ma un hub cittadino deve restare. Deve essere ristrutturato, potenziato, reso efficiente.

La vera modernità non è spostare tutto.
È costruire una rete sanitaria intelligente dove convivano:

  • ospedale urbano;
  • polo universitario;
  • emergenza;
  • ricerca;
  • medicina territoriale.

Il resto è propaganda urbanistica venduta come innovazione. E in Calabria ne abbiamo viste talmente tante che ormai pure i rendering sembrano fiction distopiche.

A Cusènza volìmu sta muru e muru ccuru spitàle, vabbè! 

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