DE CICCO, L’UOMO DEL POPOLO™️ CHE SUSSURRAVA AI TOMBINI
DE CICCO, L’UOMO DEL POPOLO™️ CHE SUSSURRAVA AI TOMBINI
Da aggiustatore seriale di erba alta a stratega universale della politica calabrese. Una tragedia greca, ma con meno filosofia e più selfie.
A Castrolibero ormai la politica sembra una puntata scritta male di Gomorra girata però davanti al municipio e con protagonisti che litigano su Facebook Live come zii alterati al pranzo di Ferragosto, dopo essersi scolata na damigiana di vino a testa.
E in mezzo a questo carnevale della coerenza troviamo lui: Francesco De Cicco. L’uomo che parla come Che Guevara, si muove come Mastella e amministra come uno che ha appena scoperto dove sta il pulsante “microfono acceso”.
Perché diciamolo chiaramente: De Cicco è il classico marpione di provincia che ha costruito il personaggio politico sulla mistica del “uomo semplice”. Il problema è che dopo anni passati a fare video davanti ai tombini otturati, ora si sente Churchill con l’accento di Via Popilia.
Taglia un ciuffo d’erba? Selfie.
Sposta una transenna? Selfie.
Respira vicino a un marciapiede? Diretta Facebook con musica epica in sottofondo.
E attenzione: tutta manutenzione ordinaria. Cioè roba per cui era già pagato. Ma in Calabria basta svitare un bullone davanti a una telecamera e subito parte la canonizzazione popolare. Il Sud è un posto meraviglioso: se un politico fa il proprio lavoro, c’è già chi vuole intitolargli una piazza.
Nel frattempo De Cicco ha sviluppato questa narrativa messianica dove lui sarebbe “l’unico vero uomo del popolo” e tutti gli altri sarebbero servi, venduti, palazzinari, feudatari, druidi oscuri e probabilmente anche mandanti morali del traffico sulla Salerno-Reggio Calabria del 1998.
Il punto è che pure quando dice cose condivisibili, riesce a farle sembrare il monologo di uno che ha litigato con il gruppo WhatsApp di condominio.
Poi arriva la parte più divertente: il suo partitino pseudo-meridionalista. Questa specie di Italia del Meridione 2.0, ma con meno identità e più confusione ideologica. Un movimento che strizza l’occhio contemporaneamente alla sinistra sociale, alla destra identitaria, al centro moderato e probabilmente pure ai Boy Scout. Una ciambotta politica dove dentro trovi tutto: ex civici, ex amici di Orlandino, ex nemici di Orlandino, leghisti mimetizzati, nostalgici vari e gente che entra in lista solo perché “conosce uno”.
Praticamente il calciomercato della disperazione.
E infatti a Castrolibero il capolavoro si vede benissimo. Doveva nascere una vera alternativa al regno eterno di Orlandino Greco. Una cosa seria. Coerente. Pulita. E invece De Cicco cosa combina? Prende il diavolo, l’acquasanta, due ex amministratori, tre reduci rancorosi, Kung-Fu Panda e qualche sopravvissuto politico col dente avvelenato… e li frulla insieme come una centrifuga scaduta dell’Eurospin.
Risultato? Una lista guidata da un candidato-fantoccio telecomandato dal desiderio di vendetta di vecchi reduci della politica castroliberese. Altro che rivoluzione popolare. Pare Beautiful ambientato al Comune.
E la chicca arriva quando spuntano pure pezzi di Lega dentro il movimento “meridionalista” e nella lista civica di Castrolibero.
Sì, hai letto bene. Gente che fino a ieri probabilmente cantava “Prima il Nord” oggi riciclata nel nuovo patriottismo terronico deluxe. Roba che pure il GPS della coerenza si rifiuta di calcolarne il percorso.
Ma il momento più poetico è vedere i litigi interni. Perché quando questi iniziano a scannarsi, escono fuori verità meravigliose. Altro che Report. Basta lasciarli parlare cinque minuti senza filtro e si auto-denunciano da soli peggio dei pentiti.
E mentre a Castrolibero gioca al rivoluzionario anti-sistema, a Cosenza De Cicco fa la spalla del sindaco Franz Caruso. Almeno per ora. Perché nei corridoi già si racconta la leggenda dello “sgambetto del 2027”. Il classico schema calabrese: prima ti abbraccio, poi ti consumo politicamente come l’ultima crocchetta al buffet di un congresso.
Nel frattempo Cosenza affonda tra degrado, immobilismo e teatro politico permanente. E sullo sfondo c’è pure la tragedia del calcio cosentino, con una tifoseria devastata mentre i grandi strateghi della politica fanno finta di niente. Come De Cicco.
Tutti muti. Tutti prudenti. Tutti “vicini al popolo” finché il popolo non chiede conto davvero.
La morale?
In Calabria ormai non esistono più destra o sinistra. Esistono solo correnti di sopravvivenza personale travestite da ideologia. E De Cicco rappresenta perfettamente questa nuova specie politica: il populista da marciapiede che parla da rivoluzionario ma si muove col bilancino del convenire.
Uno che denuncia il sistema… mentre cerca disperatamente di entrarci dalla porta principale.
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