GIRO D'ITALIA: COSENZA MODALITÀ "GTA SAN ANDREAS"
COSENZA, LA VIABILITÀ SECONDO “L’UNIVERSITÀ DI CARICCHIO”
A Cosenza basta chiudere una strada per scoprire una verità che i cittadini conoscono da anni: la viabilità urbana è tenuta insieme più dalle "madonne" che dalla pianificazione. E il bello è che a governarla ci sono amministratori che parlano di mobilità come io potrei parlare di astrofisica dopo due birre e un tutorial su TikTok.
Da una parte Francesco De Cicco, delegato alla viabilità uscente, che per mantenere la sua aurea di bravo amministratore, faceva buon viso a cattivo gioco. Dall’altra Damiano Cosimo Covello, che per far vedere che lui ci capisce più del suo predecessore, ha contribuito a rendere la viabilità cittadina come un vero e proprio gioco a Risiko. Due uomini chiamati a occuparsi di traffico, circolazione, strade e collegamenti in una città che ogni mattina sembra il tutorial sbagliato di “Cities: Skylines”.
Ambedue sembra si siano laureati all'università di Caricchio, dicono le voci di corridoio. Uno si sarebbe fermato al primo anno. L’altro si sarebbe laureato fuori corso. Entrambi però sembrano aver conseguito il master definitivo nella prestigiosa università cittadina, nella facoltà di “Arrangiamoci e poi vediamo”.
Nel frattempo Cosenza vive il suo personalissimo “Squid Game” quotidiano:
- Via XXIV Maggio paralizzata, svuotata, senza sbocchi;
- Viale Giacomo Mancini trasformato in un serpentone d’asfalto a senso unico;
- Autostazione nel limbo tra terminal europeo e scenario post-apocalittico, ridotto ad un ghetto cittadino;
- deviazioni che cambiano ogni tre ore come le storie Instagram degli adolescenti lasciati dal fidanzatino.
E adesso arriva pure il Giro d’Italia.
Evento bellissimo, per carità. Sport, turismo, vetrina nazionale. Il problema è che una città organizzata regge il Giro. Una città già in coma viabilistico prima del Giro… collassa come Windows XP quando aprivi contemporaneamente MSN, Emule e LimeWire.
Secondo le ordinanze diffuse in questi giorni, il passaggio della corsa rosa comporterà chiusure, deviazioni e limitazioni su numerose arterie cittadine e provinciali, con modifiche straordinarie alla circolazione.
Tradotto dal burocratese al cosentino: “Preparativi per un traffico della Madonna.”
Il Comune ha addirittura deciso di chiudere gli uffici comunali per l’impatto sulla mobilità cittadina. Sì, avete letto bene: invece di risolvere il problema, hanno chiuso pure gli uffici. Tipo quando tua madre buttava il telecomando che non funzionava.
Persino ambulanze, mezzi di soccorso e quelli delle Forze dell'ordine sono andati in tilt. Come se uno che corre in bicicletta abbia la precedenza sull'ammalato, sul dializzato, che deve raggiungere il nosocomio cittadino.
E qui arriva il capolavoro.
Per settimane si sono viste bitumazioni lampo, rattoppi improvvisi, operai comparsi magicamente come NPC spawnati dal nulla. Perché? Per il Giro. Non per i cittadini che ogni giorno spaccano sospensioni e bestemmiano sui crateri urbani. No. Per le telecamere nazionali.
È la filosofia italiana definitiva: “Le strade si aggiustano quando passa qualcuno importante.”
Il cittadino normale può anche fare slalom tra buche, deviazioni e segnaletica messa col dado da brodo. Ma guai se un ciclista professionista prende una toppa fatta male davanti alle riprese Rai.
Via XXIV Maggio ormai è un esperimento sociologico. Un imbuto da cui è difficile uscire e dove ogni giorno si vede un'attività chiudere.
Viale Giacomo Mancini è diventato il posto dove entri giovane e ne esci pensionato.
L’Autostazione, invece, è la metafora perfetta della pianificazione urbana cosentina: un ghetto proprio in centro, confusionario e con l’orientamento di un labirinto costruito da uno che odiava gli esseri umani.
E la domanda vera resta una sola:
Come può una città senza vie alternative reggere ogni volta una chiusura?
Perché il problema non è il Giro d’Italia. Il problema è che Cosenza ha una viabilità fragilissima, senza sfoghi reali, senza una rete moderna capace di assorbire emergenze, eventi o lavori pubblici. Basta chiudere un’arteria e l’intera città va in buffering.
Ma tranquilli.
Ci penseranno gli esperti.
Quelli che forse non trovano manco la strada di casa senza Google Maps, però devono decidere il destino della mobilità urbana di una città intera.
E noi, come sempre, in fila.
Con la freccia inserita da venti minuti.
A guardare il semaforo rosso della civiltà.
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