MARCO A’MBROGLIA CERCA 1.400 VOTI: TEME SIANO FUGGITI CON BARILE

SAN GIOVANNI IN FIORE: IL GRANDE CIRCO DEL BALLOTTAGGIO 

Se qualcuno pensava che le elezioni comunali fossero finite il 25 maggio, evidentemente non conosce la politica florense.


Qui non siamo davanti a una semplice competizione elettorale. Qui siamo davanti a una saga Netflix.

Una di quelle serie dove dopo ogni puntata compare la scritta:

"Continua..."

e tu rimani sul divano a chiederti:

"Ma davvero chissu è successu?"

IL MISTERO DEI 1400 VOTI SCOMPARSI

Partiamo dal dato più clamoroso. Il centrodestra conquista ben DIECI seggi. Dieci.

Una corazzata.

Una portaerei.

Una flotta intera.

Grazie al cazzo, direte voi! 160 candidati, le loro famiglie, i catanànni, i nànni, i suoceri, i consuoceri, gli amanti, gli idraulici, i cani, i gatti, i criceti e... pure il Pulcino Pio, vinci per forza, pure senza fare le elezioni. O no? 

Eppure Marco A'mbroglia non riesce a vincere al primo turno... se non è sfiga questa. 

Come si spiega?

Semplice.

Da qualche parte si sono volatilizzati circa 1400 voti. Praticamente un'intera processione di elettori che entrando nel seggio hanno detto:

"U candidatu a consigliere sì... ma u sinnacu no."

Una specie di raccolta differenziata del voto.

Carta nel bidone blu.

Plastica nel giallo.

Marco A’mbroglia nell'indifferenziata. 

Gli stati maggiori del centrodestra sono già riuniti. Ordine del giorno:

  1. Ricompattare i voti.
  2. Trovare i franchi tiratori.
  3. Capire chi ha giocato alla politica dei due forni.

Tradotto dal florense:

"Me vuotu u candidatu a derra e lu sinnacu a natra parte, cussi cumu caru caru 'ntru consigliu stàju 'mpàru..."

Più che una coalizione sembra una puntata di CSI Sila.

CACCIA AL DISERTORE

Si racconta che già durante la campagna elettorale nelle case florensi girasse una domanda:

"Ma tu chine cazzu sta votannu veramente?"

E la risposta era sempre la stessa:

"Nenti... nenti... un ti preoccupà, compà"

Con la stessa espressione di chi viene beccato davanti al frigorifero alle tre di notte ccu mienzu capiccùeddru, nu pecorinu e nu litròttu e Paisanella in mano.

Gli indiziati pare siano noti.

I nomi si sussurrano.

Le telefonate si moltiplicano.

I caffè diventano interrogatori.

Le strette di mano vengono analizzate ultimamente anche dal RIS.

Manca solo Federica Sciarelli... e pu simu a postu

CANDALISE E IL PD IN MODALITÀ ESTINZIONE

Nel frattempo Luigi Candalise porta a casa due seggi e riesce in un'impresa che sembrava impossibile: mettere il PD all'angolo.

Il Partito Democratico florense ormai somiglia a quei telefoni Nokia. Funziona ancora. Ma nessuno capisce perché.

Lacava, Laratta e compagnia assistono alla scena come gli orchestrali del Titanic. Continuano a suonare mentre la nave prende acqua da tutte le parti.

IL BACIO DELLA POLITICA IMPOSSIBILE

Adesso arriva il capolavoro.

L'alleanza tra Barile, Candalise e Belcastro.

Una roba che fino a due settimane fa sarebbe sembrata meno probabile dell'atterraggio degli alieni in Piazza Municipio.

Perché fino a ieri volavano parole pesanti. Anzi pesantissime. Da una parte:

"Ciuotu e cazzune!"

Dall'altra:

"Assessuri un ne rugnu a nessunu!"

Ora però la politica compie miracoli. Più della Madonna di Fatima. Più di San Francesco. Più del bonus edilizio.

E quindi tutti insieme appassionatamente.

Per il bene della città.

Naturalmente.

IL COMITATO 18 GENNAIO E L'APOCALISSE

Poi c'è il Comitato 18 Gennaio.

Che dopo anni passati a presentarsi come la rivoluzione definitiva, raccoglie un risultato che assomiglia molto a una dichiarazione dei redditi di un influencer fallito. Meno di mille voti.

Una coalizione composta da:

democristiani, forzisti, cinquestelle, fratelli d'italia, socialisti, scontenti, arrabbiati, nostalgici, pentiti, ripensati, qualche disperso recuperato per strada e pure qualcuno raccattato vicino al camper del "Calippo Tour".

Praticamente l'Arca di Noè della politica florense. Solo che stavolta il diluvio è arrivato davvero.

BARILE FESTEGGIA

Nella sede di Antonio Barile si sentono già cori di vittoria.

Qualcuno invita già A'mbroglia al ritiro spirituale.

Qualcun altro parla già da sindaco.

E qui nasce il dubbio.

Ma hanno visto i numeri?

Perché il ballottaggio ancora si deve fare. E il distacco resta enorme.

Però la speranza è l'ultima a morire.

Subito prima delle coalizioni improbabili.

LE PASSERELLE DEI BIG

Nel frattempo Marco A’mbroglia mobilità tutta Catanzaro, Roma e pure il Vaticano.

Occhiuto.

Senatori.

Assessori.

Sindaci.

Parlamentari.

Praticamente manca soltanto il Papa e poi la collezione è completa.

L'idea sarebbe convincere i forensi. Il rischio è che invece qualcuno chieda:

"Scusate... ma chi cazzu siti venuti a fa? U sìnnacu l'avimu a eleggere nui o Catanzaru?"

IL PARADOSSO FINALE

E qui arriva il colpo di scena.

Perché anche se Barile dovesse vincere il ballottaggio, si troverebbe davanti un Consiglio Comunale dominato da un centrodestra con dieci seggi.

In pratica sarebbe come diventare capitano di una nave dove l'equipaggio ha scelto di stare a terra.

Ogni delibera diventerebbe una guerra. Ogni consiglio comunale una finale di wrestling. Ogni votazione una roulette russa politica.

Il rischio concreto?

Paralisi amministrativa.

Sfiducia.

Crisi.

E ritorno anticipato alle urne.

Insomma, una stagione due già scritta.

CONCLUSIONE

La verità è che a San Giovanni in Fiore non stanno votando soltanto un sindaco.

Stanno scegliendo tra due modi diversi di interpretare la politica cittadina.

Da una parte quelli che credono che Marco A’mbroglia e sua moglie Rosaria siano i "Salvatori della Sila". Senza capire che hanno invece a che fare una famiglia di opportunisti, imprenditori dei cazzi propri. 

Dall'altra una coalizione di cittadini Sangiovannesi D. O. C. che rivuole indietro la propria città, la propria dignità, i propri servizi. 

Nel mezzo ci sono i cittadini.

Che osservano tutto questo spettacolo e probabilmente si pongono una sola domanda:

"Ma davvero mi stai dicendo che quelli che si chiamavano incapaci, venduti, traditori, ciuoti e cazzuni fino a una settimana fa adesso sono diventati fratelli per la città? Non ci potevano pensare prima...?"

E hanno ragione. Perché se davvero la coalizione avesse pensato prima a coalizzarsi, probabilmente a quest'ora Marco A’mbroglia sarebbe già fuori dai ballottaggi... ma sopratutto dalle palle! 

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