NOVA: LA CIAMBÒTTA 2.0 DEL MOVIMENTO 5 STELLE IN SALSA CALABRESE

NOVA IN CALABRIA: PIÙ CHE UN “CANTIERE DI IDEE”, UNA RIMPASTATA DI MILITANTI COL CAFFÈ TIEPIDO IN MANO

IL MITO DELLA “PARTECIPAZIONE DAL BASSO”


Ogni volta che la politica italiana entra in crisi di consenso, tira fuori la stessa formula magica: “ascoltare i territori”.
Che è un po’ come quando il proprietario di un ristorante infestato dai topi cambia il logo del menù pensando di aver risolto il problema.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato “Nova” come un grande esperimento democratico aperto ai cittadini comuni, alle idee nuove, alla società civile. Una roba quasi romantica: niente palchi, niente leaderismi, niente vecchie liturgie di partito. Solo persone, confronto e proposte. Sulla carta. Perché la realtà calabrese racconta altro.

Gli incontri di Palmi, Lamezia, Rende e Vibo non sembrano aver prodotto quell’ondata popolare capace di scuotere davvero il territorio. Nessuna mobilitazione straordinaria, nessuna partecipazione oceanica, nessun entusiasmo spontaneo tale da far pensare a una vera rinascita politica dal basso. Le cronache parlano genericamente di “buona partecipazione”, che tradotto dal burocratese politico significa spesso: “la sala non era poi completamente vuota”.

E infatti i numeri reali praticamente non compaiono da nessuna parte. Perché quando una manifestazione funziona davvero, i numeri vengono urlati ovunque. Quando invece si resta nel vago, di solito significa che l’effetto rivoluzione somigliava più a una riunione allargata di condominio.

ALTRO CHE SOCIETÀ CIVILE: C’ERA IL SOLITO ECOSISTEMA POLITICO

La narrativa ufficiale parla di cittadini comuni e contributi spontanei. Però basta osservare la struttura organizzativa per capire che il perimetro era tutt’altro che neutrale. Gli incontri erano gestiti dai team territoriali del Movimento 5 Stelle, coordinati politicamente dalla struttura regionale e accompagnati da una comunicazione chiaramente orientata contro il governo e “le destre”.

Quindi no, non era una piazza libera nel senso autentico del termine. Era un’iniziativa politica organizzata da un partito per costruire il programma del proprio campo politico. Legittimo, per carità. Ma venderla come laboratorio apartitico è un esercizio di illusionismo che in Calabria ormai convince meno delle inaugurazioni delle opere pubbliche fatte tre volte prima ancora che funzionino.

La sensazione dominante è che dentro quelle sale ci fosse soprattutto il consueto ecosistema progressista: attivisti, simpatizzanti, ex candidati, figure associative vicine all’area, militanti storici e qualche curioso. Insomma, più che “società civile”, una ciambòtta politica ben nota. Con volti che cambiano casacca più velocemente di quanto cambino le condizioni delle strade provinciali.

IL GRANDE TEATRO DELL’ASCOLTO

Il problema non è nemmeno il confronto in sé. Parlare di sanità, giovani, lavoro e spopolamento è sacrosanto. Il punto è che la Calabria è piena di incontri, forum, tavoli, laboratori, agorà, osservatori e cantieri di idee. Manca invece la parte successiva: fare qualcosa.

Perché i cittadini calabresi ormai hanno sviluppato una certa allergia ai format partecipativi. E non per cattiveria. Ma perché da decenni vedono lo stesso film: si raccolgono proposte, si fanno le foto, si pubblicano i post social con le persone sedute in cerchio, si promette un documento finale e poi, magicamente, le decisioni vere tornano nelle mani delle segreterie politiche.


Il rischio enorme di Nova è proprio questo: sembrare più una gigantesca operazione di ricostruzione del consenso del Movimento 5 Stelle che un reale ribaltamento del metodo politico.

Anche perché il Movimento, ormai, non è più l’anti-sistema arrabbiato del 2013. È parte piena della macchina politica italiana. Ha governato, ha nominato, ha gestito potere. E quindi oggi sentirlo parlare come se fosse ancora l’outsider che “ascolta i cittadini ignorati dalla politica” produce un certo effetto tragicomico. Un po’ come vedere un ex dirigente delle Ferrovie lamentarsi dei ritardi dei treni mentre perde la coincidenza.

LA CALABRIA NON HA BISOGNO DI “NOVA”. HA BISOGNO DI RISULTATI

La cosa più paradossale è che gli argomenti discussi negli incontri sono sempre gli stessi: sanità devastata, trasporti insufficienti, giovani in fuga, welfare fragile, aree interne abbandonate.

Tutti problemi realissimi. Ma anche problemi che la politica discute da trent’anni con identico tono drammatico e identica inefficacia operativa.

Nel frattempo: gli ospedali restano al collasso, i paesi si svuotano, i giovani emigrano, i treni sembrano esperimenti antropologici, e chi resta deve pure sentirsi raccontare che la soluzione potrebbe arrivare dall’ennesimo “percorso partecipativo”.

La verità è molto più semplice e molto più crudele: la Calabria non soffre per mancanza di idee. Soffre per mancanza di esecuzione, coraggio politico e responsabilità amministrativa.

Le idee ci sono da anni. Mancano quelli capaci di trasformarle in fatti senza trasformare ogni incontro pubblico nell’ennesima sagra del consenso mascherata da rivoluzione democratica.

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