CARO PRESIDENTE MATTARELLA... di Daniele Martinelli
"Presidente Sergio Mattarella,
guardi, intanto ci dispiace che la grazia alla ex pappona Nicole (Minetti), travestita da madame alle orge di bunga bunga ad Arcore con minorenni, si sia trasformata in disgrazia.
Lei non poteva di certo saperlo. Si è fidato ciecamente del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha messo così tanta fretta ai magistrati per ottenere l’ok, che non hanno nemmeno avuto il tempo di fare un paio di chiamate in Uruguay per accorgersi che il figlioletto malato, la Minetti col suo compagno Cipriani, lo avevano sottratto ai genitori veri con una causa civile e che in Italia nessun medico ha mai detto di averlo visto, questo povero bimbo. Ci è voluto un giornalista italiano per scoprire l’altarino.
Del resto lo sa, Presidente, che il Nordio degli spritz e dei prosecchi, quando ha sentito Ranch Gin Tonic, non ci ha più visto. Di certo lei non poteva dubitare di un ministro del governo Meloni, che milita in un partitino innocente come Forza Italia, che ha nominato a capogruppo la figlia di un defunto latitante corrotto, con decine di miliardi in Svizzera, di Silvio Berlusconi e un becchino del diritto che scrive leggine contro i giornalisti, taglia le intercettazioni e complica il sequestro degli smartphone ai delinquenti per diminuire la sicurezza di tutti i cittadini.
VIDEO - DANIELE MARTINELLI SU NICOLE MINETTI
Ecco, sappiamo pure che lei, quando morì Silvio Berlusconi, fece indire ben tre giorni di lutto nazionale e presenziò anche ai funerali di Stato e poi nominò Cavaliere Marina Berlusconi, la figlia, presidentessa di una casa editrice estorta da papà Berlusconi con la corruzione di un giudice.
Berlusconi, il finanziatore della mafia, a cui oggi hanno intitolato l’aeroporto di Malpensa e qualcuno proprio ieri ha tentato di dedicargli una via nella città di Bergamo. Ecco, le ho citato Marina, perché pensi che bel paese saremmo se i capannelli di giornalisti che fanno l’agonia mediatica a Garlasco da dieci anni spostassero le tende assegnate alla Mondadori a tampinare Marina per chiederle come mai suo papà regalò 42 milioni di euro a Marcello Dell’Utri.
Se lo ricorda Dell’Utri, presidente, l’ex capo della pubblicità Fininvest che portò il boss mafioso Vittorio Mangano da Palermo a Milano ad Arcore in veste di stalliere per il loro costruttore e corruttore Berlusconi che, poveraccio lui, non era riuscito a trovare in tutta la Lombardia un solo contadino disposto a lavorare per lui.
Ecco, non so se lo sa, ma l’ex senatore Dell’Utri, che nel 2014 fu condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, andrà a processo a Milano a luglio perché non ha dichiarato alla Guardia di Finanza di aver ricevuto almeno otto bonifici per un totale di quasi 13 milioni e mezzo di euro da Silvio Berlusconi quando era detenuto. Era obbligato in quanto pregiudicato per reati di mafia. I magistrati ritengono che con quei soldi il pregiudicato per frode fiscale Silvio Berlusconi abbia comprato il silenzio di Dell’Utri.
Lo stesso silenzio che ha fatto lei, presidente, concedendo quella grazia alla Minetti senza dirlo a nessuno. Lo stesso silenzio di Dell’Utri coi finanzieri. Lui e sua moglie Miranda Ratti, imputata anche lei, sui cui conti sarebbero passati almeno 8 milioni di euro.
Ma lo sa, presidente, quanti sono i milioni totali girati in circa 15 anni? Sono 42. Il problema è che 30 milioni sono prescritti grazie alle leggi che si è fatto Berlusconi. Restano quei 13 e poco ancora processabili ma comunque andrà con 30 milioni al sicuro: per Dell’Utri e i suoi eredi sarà comunque un lusso.
Questo processo è stato trasferito a Milano da Firenze perché Dell’Utri era indagato nel filone dei mandanti esterni occulti dell’attentato bombarolo di via dei Georgofili, a Firenze, se lo ricorda no? Berlusconi non lo è più perché non c’è più.
Si è mai chiesto, presidente, perché Marina e Pier Silvio non hanno mai pregato la Toffanin piuttosto che Bianca Berlinguer di invitare nei talk Mediaset qualche parente delle vittime delle stragi di mafia? Ma guardi un po’.
Ecco, presidente, ma lei davvero crede che questo paese sia fatto da gente come quella che le ho appena descritto? Non sa: perché se mai avesse qualche dubbio, lei dovrebbe sapere che tra le sue prerogative per sciogliere le Camere esiste anche la discrepanza tra Parlamento e Paese, ossia la necessità di verificare se la composizione delle Camere rispecchia ancora la volontà popolare.
Perché sa, dopo la botta del referendum che il governo Meloni ha perso, a noi qualche dubbio che il governo Meloni non sia più in linea col Paese ci viene, e con lui Nordio e la Mminetti, insomma, c’entrano poco con un Paese onesto che crede ancora nella sacralità delle istituzioni.
Ci pensi, presidente. Se vuole può provare lei a sciogliere le Camere e provare a seppellire nelle fogne della democrazia il berlusconismo, tutto nani e ballerine.
Guardi, farebbe una grazia al Paese onesto prima che a una ex magnaccia di squillo.
Ci pensi"
Daniele Martinelli (Giornalista)
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