SEDUTI SUL NIENTE: 47MILA EURO PER NON FARE UN CAZZO, MA COMODI
POLTRONE D’ORO E SCHIENE D’ACCIAIO: LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA DEL CENTRO PER L'IMPIEGO
C’è chi investe in infrastrutture, chi in sanità, chi in servizi. E poi c’è chi, con una visione quasi poetica del futuro, decide che la vera priorità sono… le poltrone. Quelle vere. Con rotelle, poggiatesta e una promessa implicita: qui si soffre meno. Lavorare è un dettaglio secondario.
210,79 euro a pezzo.
227 pezzi.
Totale: 47.849,63 euro di comfort pubblico.
Destinazione: Centro per l’Impiego di Cosenza, Vagliolise. Un luogo dove il tempo sembra scorrere con la stessa velocità di una pratica ferma su una scrivania dal 2007.
Perché il punto, quello vero, è un altro. E non riguarda la qualità della seduta o il supporto lombare.
Riguarda il senso stesso dell’esistenza di questi uffici.
Perché, diciamolo senza girarci attorno:
se il Centro per l’Impiego non ha mai impiegato nessuno — a parte gli impiegati del Centro per l’Impiego — a che cosa serve esattamente il Centro per l’Impiego?
Non è una provocazione. È quasi filosofia applicata al bilancio pubblico.
Un luogo nato per creare opportunità che finisce per creare solo… posti interni. Una macchina che teoricamente dovrebbe far incontrare domanda e offerta, ma che nella pratica sembra specializzata nel far incontrare la pausa caffè con la pausa pranzo.
E quindi sì, a questo punto tutto torna.
Le poltrone ergonomiche non sono uno spreco.
Sono un investimento coerente.
Se il sistema non produce risultati, almeno produca comodità.
Se non riesce a generare lavoro, almeno garantisca relax a chi ci lavora dentro.
È una logica perfettamente circolare, quasi elegante nella sua assurdità:
il Centro per l’Impiego impiega… sé stesso.
Si autoalimenta. Si autogiustifica. Si autosostiene.
E adesso, finalmente, si auto-coccola pure.
Il provvedimento, ovviamente, è stato definito “urgente”.
E qui si sfiora la poesia.
Urgente non ridurre i tempi.
Urgente non migliorare i servizi.
Urgente non dare risposte a chi aspetta lavoro.
Urgente… stare più comodi mentre non succede niente.
E allora arrivano anche i poggiapiedi, dieci per l’esattezza, con tutto il corredo: correttore per alluce valgo e il leggendario “poggiacarcàgnu” imbottito in piume di pàpara. Un tocco di folklore che mancava nel grande progetto di rilancio dell’inattività assistita.
Intanto fuori, nel mondo reale, la gente continua a cercare lavoro davvero. A mandare curriculum, a fare file, a sperare.
Dentro, invece, si perfeziona l’arte della seduta.
E il futuro è già scritto.
E perché non aggiungere pure il massaggio shiatsu incorporato, il distributore automatico di scuse, la modalità ibernazione per le giornate più impegnative, il sensore di presenza fantasma che timbra al posto tuo e il sistema automatico di scaricabarile, così nessuno è mai responsabile di niente.
Un ecosistema perfetto.
Autonomo. Autosufficiente. Comodissimo.
Alla fine, la vera innovazione non è trovare lavoro.
È riuscire a far funzionare una struttura pubblica anche quando il suo scopo… non funziona.
E se qualcuno ancora si chiede a cosa serva davvero un Centro per l’Impiego, la risposta è lì, sotto gli occhi di tutti:
a garantire che qualcuno, almeno, un posto ce l’abbia.
Seduto. Comodo. E possibilmente reclinato.
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