FRANCESCO DE CICCO E ORLANDINO GRECO: IL MERIDIONE A PAROLE, IL CARROCCIO NEL CUORE.

MERIDIONALISTI A GETTONE: ORLANDINO GRECO E FRANCESCO DE CICCO

In Calabria esiste una categoria politica particolarmente affascinante. Sono quelli che parlano di Meridione dalla mattina alla sera, denunciano l'abbandono del Sud, invocano riscatto, dignità e autonomia, ma quando arriva il momento delle alleanze finiscono puntualmente a bussare alla porta della Lega e della Destra fascista. 

È il caso di Francesco De Cicco e Orlandino Greco.


Il primo ha da poco lanciato il DPM, Democratici Progressisti Meridionalisti. Il secondo guida l'IdM, Italia del Meridione. Sigle diverse, percorsi diversi, ma stesso battesimo e una curiosa convergenza politica che merita attenzione.

Entrambi hanno costruito la propria immagine partendo davvero dal basso. Assemblee, comitati, incontri con cittadini, battaglie territoriali, denuncia delle ingiustizie e delle carenze croniche della Calabria. Entrambi hanno intercettato quel sentimento diffuso di sfiducia verso i partiti tradizionali e quella voglia di rappresentanza che da decenni attraversa il Sud.

Molti cittadini li hanno seguiti proprio per questo.

Perché apparivano alternativi.

Perché sembravano estranei alle logiche dei partiti nazionali.

Perché si presentavano come difensori della Calabria contro chi la utilizza come colonia elettorale.

Poi, però, arriva la politica vera.

E qui iniziano le sorprese.

Da una parte De Cicco gravita sempre più frequentemente nell'orbita della deputata leghista Simona Loizzo. Dall'altra Greco ha ormai trasformato il rapporto con la Lega in una scelta politica strutturale, fino ad arrivare al patto federativo con Claudio Durigon e al consolidamento di un asse permanente con il Carroccio.

Una situazione che produce una domanda inevitabile.

Come si può continuare a rivendicare una vocazione meridionalista mentre si stringono rapporti sempre più stretti con il partito che più di ogni altro ha costruito la propria storia politica contrapponendo Nord e Sud?

La Lega potrà anche aver cambiato slogan, simboli e strategie comunicative, ma la memoria collettiva non è ancora stata completamente rottamata.

I calabresi ricordano bene gli insulti al Mezzogiorno.

Ricordano i "terroni".

Ricordano le accuse al Sud parassita.

Ricordano la narrazione di un Meridione considerato un peso per il Paese.

E ricordano anche che oggi molte delle politiche sostenute dalla Lega vengono percepite come potenzialmente dannose per una regione già in sofferenza, dalla distribuzione delle risorse pubbliche fino alla discussa autonomia differenziata.

Per questo motivo le alleanze costruite da De Cicco e Greco appaiono sempre meno come un progetto di emancipazione del Sud e sempre più come un vero e proprio banco di mutuo soccorso politico.

Tu sostieni me.

Io sostengo te.

Tu mi garantisci spazio.

Io ti porto consenso.

Nel frattempo la Calabria continua a perdere giovani, servizi, investimenti e prospettive.

Ma c'è un elemento ancora più inquietante.

All'orizzonte si staglia infatti la figura di Roberto Vannacci.

Un fenomeno politico che rappresenta una declinazione ancora più radicale e identitaria della destra italiana. Un personaggio che ha già trovato estimatori e sostenitori anche in Calabria, soprattutto negli ambienti più oltranzisti della destra regionale.

Non è un mistero che molti esponenti del mondo fascio-leghista guardino a Vannacci come al possibile futuro dopo Salvini.

E qui nasce la domanda che nessuno pone apertamente.

Se la parabola politica di Salvini dovesse entrare definitivamente in crisi, se la Lega dovesse perdere peso elettorale e centralità nel centrodestra, davvero qualcuno crede che certi improvvisati meridionalisti resterebbero ancorati ai loro principi?

Oppure assisteremmo all'ennesima remigrazione politica?

Perché la vera ironia di questa storia è tutta qui.

Per anni ci hanno parlato dell'emigrazione dei giovani calabresi.

Oggi rischiamo di assistere alla remigrazione dei meridionalisti.

Non verso il Nord geografico.

Ma verso il Nord politico.

Da Salvini a Vannacci.

Da una bandiera all'altra.

Da un simbolo all'altro.

Sempre con il Meridione in bocca.

Sempre con la Calabria nei manifesti.

Sempre con qualche nuovo slogan pronto all'uso.

Il rischio esiste.

Ed è persino concreto.

Perché quando il meridionalismo diventa uno strumento e non una convinzione, il problema non è dove si parte.

Il problema è dove si finisce.

E troppo spesso, in Calabria, chi parte dal popolo finisce per accomodarsi accanto a chi il popolo lo usa soltanto come serbatoio elettorale.

E mi rivolgo sopratutto ai cittadini di Cosenza, visto che le amministrative sono alle porte... e De Cicco pare abbia manifestato già l'idea di candidarsi con Franz Caruso. 

Capite la presa per il culo? 


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