LA PACE IMPOSSIBILE
PACE RESPINTA AL MITTENTE
Da quattro anni la guerra divora una generazione russa e una generazione ucraina. Ragazzi che avrebbero dovuto laurearsi, innamorarsi, costruire famiglie, litigare per il calcio, preoccuparsi di un esame o di una bolletta. Invece scavano trincee, impugnano fucili o finiscono dentro una bara avvolta da una bandiera.
Nel frattempo muoiono i civili. Muoiono nel sonno, sotto le macerie delle loro case. Muoiono mentre fanno la spesa, aspettano un autobus, accompagnano i figli a scuola. Muoiono bambini che non hanno mai votato, mai governato, mai invaso nessuno. Bambini che hanno avuto la sfortuna di nascere nel punto sbagliato della mappa e nel momento sbagliato della Storia.
Poi, per qualche ora, è sembrato che la Storia potesse fermarsi. Non per celebrare una vittoria, ma per salvare ciò che resta dell'umanità. Zelensky ha lanciato un messaggio semplice, quasi disarmante nella sua semplicità: incontriamoci. Vengo a Mosca. Parliamo. Mettiamo fine a questa follia.
Il mondo ha trattenuto il respiro.
La risposta è arrivata fredda, pesante, definitiva.
No.
Una sola parola. Quattro anni di guerra dentro due lettere.
No ai negoziati. No all'ultima possibilità. No alle madri che aspettano i figli. No ai bambini che vorrebbero soltanto crescere. No a un futuro diverso da quello scritto dalla polvere da sparo.
E così il massacro continua.
Perché le guerre hanno una caratteristica che gli strateghi, i generali e i commentatori televisivi dimenticano troppo spesso: non divorano soltanto il presente. Divorano il futuro. Ogni ragazzo che cade al fronte è una vita che non sarà vissuta. Ogni bambina uccisa da un missile è una storia che non verrà mai raccontata. Ogni giovane sepolto oggi è un pezzo di domani che scompare per sempre.
Alla fine resteranno le città distrutte, i monumenti ai caduti, le medaglie appuntate sul petto dei sopravvissuti e i discorsi solenni pronunciati da chi non ha mai sentito una granata esplodere a pochi metri di distanza.
Ma nessuna vittoria riuscirà a riempire le sedie vuote.
Nessun confine riconquistato potrà restituire una figlia a sua madre.
Nessuna ragione geopolitica riuscirà a spiegare il silenzio di una cameretta rimasta per sempre senza il suo bambino.
Gino Strada lo aveva capito prima di molti altri: "Se la guerra non viene buttata fuori dalla Storia dagli uomini, sarà la guerra a buttare fuori gli uomini dalla Storia".
Guardando l'Ucraina e la Russia di oggi, viene il sospetto che non fosse una frase. Era un avvertimento. E che, come spesso accade agli avvertimenti più saggi, sia arrivato alle orecchie di chi aveva già deciso di non ascoltare.
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