MENDICINO: CHI HA CREATO IL DISSESTO?

IL DISSESTO DI MENDICINO E IL GRANDE GIOCO DEL "NON C'ERO"

C'è una domanda che da anni aleggia sulle colline di Mendicino più insistente della nebbia d'autunno: chi ha portato il Comune al dissesto?


Una domanda semplice. Una risposta molto meno.

Perché quando arrivano i debiti, improvvisamente nessuno ricorda nulla. Nessuno ha votato quei bilanci. Nessuno ha approvato quelle delibere. Nessuno era seduto ai tavoli dove si prendevano le decisioni. Una sorta di amnesia collettiva che, se studiata dalla scienza, meriterebbe probabilmente un Nobel.

Secondo il consigliere di minoranza Luciano Luciani, però, il dissesto non sarebbe nato per generazione spontanea. Da anni Luciani sostiene pubblicamente che il collasso finanziario del Comune sia il risultato di una lunga stagione amministrativa e di una gestione che, a suo giudizio politico, avrebbe ignorato segnali evidenti di sofferenza finanziaria.

Luciani punta il dito innanzitutto contro Antonio Palermo, ex sindaco di Mendicino e figura centrale della stagione amministrativa finita sotto accusa politica da parte dell'opposizione. Nella lettura proposta dal consigliere di minoranza, il dissesto sarebbe maturato durante gli anni in cui Palermo guidava l'ente.

Accanto al nome di Antonio Palermo, Luciani richiama frequentemente quello di Angelo Greco, che faceva parte della stessa esperienza amministrativa. Secondo il consigliere di opposizione, chi ha condiviso le scelte di governo durante quel periodo non potrebbe oggi dichiararsi completamente estraneo alle conseguenze finanziarie che ne sarebbero derivate.

Lo stesso ragionamento viene esteso a Irma Bucarelli, oggi sindaca di Mendicino. Per Luciani, il fatto di aver fatto parte della maggioranza che amministrava il Comune rappresenterebbe un elemento di responsabilità politica che non può essere cancellato dalla successione degli eventi.

Bucarelli respinge però questa impostazione. La sindaca sostiene che le responsabilità debbano essere valutate in base alle deleghe effettivamente esercitate e alle competenze concretamente attribuite ai singoli amministratori. In altre parole, non basta essere stati presenti in una maggioranza per diventare automaticamente responsabili di ogni scelta finanziaria compiuta dall'ente.

Ed è qui che finisce la politica e dovrebbe iniziare il diritto.

Perché oggi esistono accuse politiche, dichiarazioni pubbliche, ricostruzioni contrapposte e inevitabili polemiche. Quello che ancora non esiste è una pronuncia definitiva della Corte dei conti che individui con nome e cognome eventuali responsabili della causazione o dell'aggravamento del dissesto.

La differenza non è un dettaglio.

Sul piano politico si possono formulare giudizi severissimi. Sul piano giuridico servono istruttorie, documenti, verifiche, atti, relazioni e sentenze.

Se la magistratura contabile dovesse ravvisare responsabilità, le nuove norme consentono di colpire non soltanto chi ha materialmente creato un problema finanziario, ma anche chi lo ha aggravato, ignorato o non ha adottato i necessari correttivi. In quel caso potrebbero arrivare sanzioni economiche e misure interdittive.

Ma per arrivare a quel punto serviranno anni.

E nel frattempo?

Nel frattempo Mendicino continua la sua vita quotidiana.

Mentre i fascicoli prendono polvere negli uffici e la politica continua a rimbalzarsi le colpe come una pallina da ping pong impazzita, i cittadini fanno ciò che hanno sempre fatto: pagano.

Pagano oggi e pagheranno domani.

Tra una tassa più alta e un servizio più magro, tra una bolletta e un tributo comunale, il paese prova ad andare avanti. E così, mentre il dissesto aspetta i suoi eventuali giudici e la politica aspetta il prossimo comunicato stampa, Mendicino si concede una serata in piazza.

Una pinta di birra in mano, un panino nell'altra, qualche tavolino all'aperto e le casse che sparano vecchi successi dance degli anni Novanta.

La scena è quasi poetica.

Da una parte milioni di euro di problemi che attendono una risposta.

Dall'altra "Saturday Night", luci colorate, panini con la salsiccia e gente che cerca semplicemente di vivere.

Forse è proprio questa la fotografia più sincera della vicenda.

La politica discute del passato.

La Corte dei conti, forse, discuterà delle responsabilità.

I cittadini, invece, continuano a pagare il conto.

Letteralmente.

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